20/dic/2017

VEGGIE: a Natale rispetta ogni forma di vita

I principi alla base della scelta vegana, che esclude qualunque utilizzo di alimenti e prodotti di origine animale, sono la salute, l’equilibrio mondiale delle risorse alimentari, l’ambiente e la fine dello sfruttamento e dei maltrattamenti verso gli animali. Per chi desidera mantenere la totale coerenza tutti questi principi portano al veganesimo, in quanto le condizioni di vita, ritenute inaccettabili, degli allevamenti intensivi per la produzione di carne si ritrovano anche negli allevamenti per la produzione di latte e derivati, di uova, di pellame. Molti persone, che credono in buona fede di seguire un regime alimentare vegetariano, in realtà non sanno che rischiano di consumare carne o prodotti di derivazione animale senza rendersene conto (ad esempio nelle gelatine). Per questo motivo Despar ha presentato VEGGIE, la linea di prodotti per Vegetariani e Vegani, dedicata a chi desidera operare scelte consapevoli e rispettose e cerca un'alternativa appetitosa ai piatti a base di carne, da portare in tavola per accontentare sia i grandi che i più piccoli, anche nei momenti di festa, come il Natale. I prodotti sono realizzati con materie prime provenienti, nella maggior parte dei casi, da agricoltura biologica certificata. Il bollino apposto sui prodotti Despar VEGGIE garantisce la totale assenza di ogni tipo di carne, proteine o derivati di origine animale e il rispetto di una filosofia e uno stile di vita improntati al massimo rispetto etico verso il mondo animale.

VEGGIE per la salute.
Una considerevole e autorevole letteratura attesta i danni dell’eccessivo consumo di carne e pesce e, per quanto riguarda i latticini, è ormai nota l’intolleranza al lattosio. In natura il latte è prodotto dalla femmina per il suo piccolo: il latte di mucca è buono per il vitellino, così come il latte materno è adatto al neonato. Poiché il consumo per gli adulti non è previsto presso alcuna specie, questi ultimi non producono l’enzima indispensabile alla digestione del lattosio e, benché molte persone non soffrano di intolleranza, questo non significa che il latte sia per loro necessario. Molti vegetariani non mangiano carne o pesce perché sono consapevoli di come l’aumento degli effetti dell’inquinamento sia correlato alla catena alimentare: un pesticida utilizzato per la lotta agli insetti parassiti si ritroverà in maggiore quantità nel pesce o nel mammifero che ha mangiato l’insetto avvelenato e in ancor maggiore quantità nell’essere umano che si è nutrito del mammifero o del pesce. Questo vale anche per la radioattività e per gli antibiotici e gli altri farmaci abbondantemente distribuiti agli animali d’allevamento, che passano sia nella carne, che nel latte, che nelle uova. Alcuni rischi specifici, quali infezioni come la listeriosi (comunque molto rara), sono infatti collegati al consumo di uova o latticini. Le farine animali, responsabili tra l’altro della sindrome della “mucca pazza”, venivano spesso aggiunte al mangime degli animali allevati per produrre latte e uova più che per quelli allevati per la carne, in quanto, al di là di un certo livello giornaliero di produzione di latte, gli erbivori non possono ingerire, sotto forma di foraggio, la quantità di energia necessaria alla sovrapproduzione. Questa soglia poteva essere superata grazie all’alimentazione concentrata. Alla fine degli anni 2000 le galline ovaiole erano talmente drogate da non essere idonee al consumo a fine vita, mentre le vacche da latte, che rappresentavano più della metà del consumo di carne rossa, la più economica sul mercato, venivano alimentate regolarmente con farine animali. A partire dal 10 novembre 2000, oltre il 92% dei 175 casi di BSE (encefalopatia spongiforme bovina) provenivano dalla loro carne. Molti cambiamenti sono stati apportati da allora e la sensibilità al veganesimo è cresciuta anche a causa di questi eventi.

VEGGIE per l’equilibrio mondiale e per l’ECORISPETTO.
Il problema della fame nel mondo e le preoccupazioni ecologiste si incontrano in un punto: gran parte della superficie terrestre viene sfruttata per l’allevamento. Fin dagli anni ’70 i rapporti di “Mani Tese”, l’Onlus che organizzava le “Giornate contro la Fame nel mondo” (la prima è del 1968), richiamavano l’attenzione sul fatto che su una determinata superficie di terra destinata alla produzione di una unità di proteine di carne, se ne sarebbero potute produrre 5 di cereali, 10 di leguminose e 26 di spinaci. Dal momento che 100 metri quadrati coltivati a soia possono produrre 5 kili di proteine per 70 persone durante una giornata oppure 500 grammi di carne per 2 sole persone, si stima che, per esempio, un 1 miliardo e 300.000 esseri umani potrebbero nutrirsi dei cereali utilizzati per allevare il bestiame USA. Lo spreco di ossigeno e acqua potabile per gli allevamenti intensivi è considerevole: la produzione di un kilo di carne necessita di una quantità d’acqua che va dai 10.000 ai 24.000 litri, mentre un kilo di lattuga non ne richiede che 160. E’ ormai noto che l’inquinamento dell’aria, l’effetto serra, i nitrati nell’acqua, le piogge acide vengono aggravati dagli allevamenti, a causa del letame, liquame e gas residui il cui danno è aumentato dagli antibiotici e sostanze chimiche ingeriti dagli animali. Questi problemi, ormai noti e riconosciuti, non riguardano solo l'allevamento di carne: le fattorie per latte, uova, cuoio, lana, si comportano esattamente allo stesso modo e sarebbe sbagliato credere che questi sottoprodotti di origine animale vengano usati perché gli animali verrebbero comunque uccisi per la carne, quindi si recupera ciò che può essere usato: in realtà tutti questi differenti allevamenti si aggiungono gli uni agli altri, moltiplicando lo spreco e l’inquinamento.

VEGGIE per amore degli animali.
Molti vegetariani si astengono dal mangiare carne per evitare la sofferenza e la morte degli animali, ma è innegabile che il consumo di latte, latticini, uova, conduca comunque alla morte e sofferenza di animali. Non esiste latte di mucca senza che un vitello ne venga privato e questo accade sia negli allevamenti intensivi che nelle fattorie. Le mucche troppo vecchie per figliare, a 3 anni vengono abbattute, mentre in natura vivrebbero una ventina d’anni; i vitelli in sovrapproduzione (separati dalle madri al primo giorno di vita, mentre secondo natura si alimenterebbero del latte per un anno) vengono uccisi; inoltre, i formaggi e i dessert con latte cagliato contengono anche caglio, che proviene dallo stomaco dei vitelli appena nati. È chiaro, quindi, che se si vuole evitare di uccidere o far soffrire gli animali ci si deve astenere dal consumare latte e latticini, per non parlare delle uova, prodotte da galline spesso allevate in batteria, (per la menzione “allevate a terra” è sufficiente che vengano “liberate” in due metri quadrati di terreno, qualche giorno prima dell’uccisione), con il becco tagliato, in attesa di venire decapitate quando non saranno più produttive, mentre i pulcini maschi vengono eliminati come fossero spazzatura.

Essere vegano non è semplice, ma è possibile e VEGGIE a Natale festeggia con te un mondo fondato sul valore dell’ECORISPETTO.

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