21/dic/2016

Le piante: vive, vegete e intelligenti.

Ipotizziamo che gli esseri umani scompaiano dalla faccia della terra. Cosa accadrebbe?
Di sicuro tutte le nostre meravigliose opere dell’arte e dell’ingegno sarebbero ben presto soffocate, inghiottite e sommerse dalle piante, come accadde ai templi Maya, alla Città Bianca in Honduras o al mitico El Dorado amazzonico, ma le piante regnerebbero sovrane. Se fossero invece le piante a estinguersi, gli esseri umani e tutti gli altri animali, privi di cibo e ossigeno, sarebbero destinati a morte ed estinzione certa, perché il nostro rapporto con le piante è di assoluta e primordiale dipendenza: tutta la vita viene dalle piante, dal momento in cui le alghe unicellulari diedero origine alla fotosintesi e quindi alla creazione di ossigeno. Milioni di anni dopo, grazie alla fotosintesi, i cloroplasti nelle foglie delle piante continuano a essere i meravigliosi mediatori di vita tra il sole e tutti gli esseri viventi. Le piante sono la fonte di quasi tutta l'energia: carbone, gas e olio. Dobbiamo il 95% della nostra farmacologia alle piante, anche se abbiamo identificato solo il 5-10% di tutte le specie esistenti sulla terra, e ogni anno ne condanniamo molte all'estinzione. Gli studi dimostrano che la presenza di piante contribuisce a sollevare i nostri stati d'animo: riduce lo stress, aumenta la capacità di attenzione e la velocità di recupero da malattia o infortunio; i punteggi di esami e test migliorano nelle aule in cui gli studenti possono vedere panorami verdeggianti; in presenza di piante accadono meno incidenti, suicidi, crimini violenti. Malgrado tutto questo nella nostra cultura e nella nostra lingua, espressioni come "vegetare" o "essere un vegetale" indicano condizioni di vita ridotte ai minimi termini.

Verde brillante: sensibilità e intelligenza del mondo vegetale.
Nel loro interessante saggio del 2013, Verde brillante, Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso e la giornalista Alessandra Viola partono dalla semplice domanda “le piante sono esseri intelligenti?” per condurre il lettore in un inconsueto e affascinante viaggio intorno al mondo vegetale, cambiando e stravolgendo completamente il punto di vista tradizionale e dimostrando l’infondatezza di molti modi di dire e luoghi comuni. Mancuso prende atto della credenza diffusa che le piante siano evolutivamente inferiori e ne analizza le fonti storiche e culturali: anche se il segnale della fine del diluvio è un ramoscello d’ulivo, portato nel becco da una colomba e benché il primo gesto che il patriarca compie, appena messo piede a terra, sia quello di piantare una vite, nell’Antico Testamento non si menziona alcuna specie vegetale messa in salvo sull’Arca di Noè. Delle tre religioni abramitiche, nessuna considera le piante come esseri viventi e Aristotele le classificò molto vicine alla categoria degli “inanimati”. Nemmeno le felici intuizioni evoluzionistiche di Darwin, che aveva compreso le potenzialità dell’adattamento in relazione alla sopravvivenza della specie, dimostrando come le piante e gli animali fossero maestri in quest’arte, riuscirono a modificare la nostra visione antropocentrica. Il mondo vegetale sta sempre al secondo posto, anche nella realtà accademica e, benché molte essenziali ricerche, quale quella sul genoma, siano state condotte proprio sulle piante, i riconoscimenti arrivano solo quando si cominciano ad applicare i risultati della ricerca sulle specie animali o sull’uomo. Il libro, (che vi consigliamo di leggere), si propone di educarci a una diversa e più aperta visione del mondo vegetale, che ci porti a comprenderne le meravigliose qualità e a rispettarlo sempre di più.

Il successo delle piante e l’ECORISPETTO
In biologia il successo si misura in termini di spazio vitale conquistato e le piante rappresentano il 99,7% della biomassa terrestre (cioè tutto ciò che è vivo sulla terra), mentre gli animali, esseri umani compresi, non sono che lo 0,3%. La nostra miope visione, che considera le piante incapaci di sentire e ragionare, non tiene conto del fatto che le piante, proprio perché stanziali, non possono scappare come gli animali in caso di attacco o pericolo e sono quindi portate a sviluppare al massimo le caratteristiche che le portano a “sentire” e a creare una struttura destinata alla sopravvivenza. Gli animali sono in individui non divisibili, mentre le piante, strutturate in moduli ripetuti di foglie, rami e radici, sono divisibili e questo permette loro di superare indenni gli eventi più pesanti. Oltre a questo, se riflettiamo sul fatto che l’“intelligenza” è quella facoltà che ci permette di risolvere i problemi connessi alla nostra vita, che ci fa quindi evolvere e, se manca, ci porta all’estinzione, risulta evidente che le piante sono intelligenti e “ragionano”, comunicano e conducono una vera e propria vita sociale. La più minuta pianta di segale contiene oltre 11 milioni di apici radicali, (per 622 kilometri di lunghezza) cioè di minuscole punte di radici, che interagiscono tra loro e si comportano come veri e propri “centri di comando”. Ogni pianta possiede questi centri di elaborazione dati, collegati in una rete e comunicanti tra loro attraverso segnali chimici sotterranei. Le radici cercano l’acqua e le sostanze nutritive e ne seguono le tracce fino alla fonte, ovunque essa si trovi. I loro apici individuano, registrano, monitorano e aggiustano la direzione da seguire, cercando sempre di espandersi e occupare il maggior spazio possibile, a meno che non riconoscano accanto a loro un individuo geneticamente vicino, nel qual caso condividono con esso le risorse. Si impegnano in scambi di energia con i funghi e batteri fissatori dell’azoto, distinguendo gli amici dai nemici; percepiscono gli stimoli visivi, intercettando la luce e misurandone la qualità e la quantità; recepiscono gli odori come "parole", avvertimenti chimici, inviti e repulsioni; scelgono se aprire o chiudere gli stomi delle foglie per produrre zuccheri o conservare l’acqua; catturano e mangiano insetti e piccoli animali.

Le piante lavorano instancabilmente per l’evoluzione e la sopravvivenza di tutte le specie e quindi tutelarle è un atteggiamento consapevole e conveniente, oltre che ecorispettoso.

Per saperne di più su Verde Vera e sui nostri principi dell’ECORISPETTO clicca qui
http://verdevera.despar.it/