11/mar/2016

Anche l’occhio vuole la sua parte

I colori ci influenzano e vanno a colpire le nostre emozioni. Ci sono colori che associamo all’allegria, al dinamismo, al movimento, come il rosso; altri che rappresentano la natura, la quiete e il benessere, come il verde; altri ancora la tranquillità, la pace, l’equilibrio psicofisico, quali il violetto. Il colore che viene sempre immediatamente associato al pulito è il bianco.
Bianco candido, luminoso, abbagliante. Ma siamo proprio sicuri che questo candore sia vero pulito?

Gemma Verde chiama Newton
Cosa c’entra un fisico inglese, vissuto nel diciassettesimo secolo, con i nostri detersivi?

Nel 1672 Isaac Newton dimostrò con un semplice esperimento che la luce è composta dai sette colori dello spettro solare, benché al nostro occhio risulti chiara o bianca. Egli fece passare un raggio di luce attraverso un prisma di cristallo e il raggio si scompose nei sette colori, dimostrando che il bianco è la somma di tutti quei colori, proprio come accade quando ammiriamo un arcobaleno dopo il temporale: la luce che passa attraverso le piccole gocce d’acqua, sospese nell’aria dopo una pioggia, si scompone nei sette colori dello spettro (con tutte le relative gradazioni intermedie).

L’occhio umano percepisce solo una piccola parte delle onde luminose esistenti in natura; a questa corrisponde uno spettro di sette colori: il rosso, l’arancio, il giallo, il verde, l’azzurro, l’ìndaco e il violetto. In effetti gli oggetti e gli ambienti che noi percepiamo come “colorati” non sono altro che oggetti e ambienti che “riflettono” o “assorbono” la luce in diversa misura.

La luce si diffonde attraverso onde di diversa lunghezza, a ognuna delle quali corrisponde un colore. L’oggetto che riflette tutte le onde luminose appare bianco (bianco = somma di tutti i colori); l’oggetto che assorbe tutte le onde, senza restituirle ai nostri occhi, viene visto dai nostri occhi nero (nero = assenza di colori); l’oggetto che assorbe tutte le onde tranne uno, ha il colore corrispondente a quell’unica onda, per esempio un oggetto che non assorbe il verde, apparirà verde ai nostri occhi. Basandosi su questa caratteristica di assorbimento e rifrazione della luce si possono architettare degli inganni per l’occhio, costruiti chimicamente.

Bianco bianchissimo anzi sbiancato
Per appagare il bisogno di stimoli visivi che rimandino l’immagine del pulito associato al candore della biancheria appena lavata, in molti detersivi si utilizzano gli sbiancanti o candeggianti ottici.

In realtà si tratta di composti appartenenti alla categoria delle sostanze definite fluorescenti (per esempio blu di indantrene) che aderiscono alle fibre tessili, assorbono la radiazione ultravioletta di lunghezza d'onda compresa tra 290 e 400 nm e riemettono per fluorescenza luce visibile blu. L’effetto di questa luce blu fluorescente è quello di rendere impercettibile alla vista umana l'ingiallimento delle fibre, grazie al mescolamento di colori complementari.

Gli sbiancanti ottici agiscono sull’occhio e non sulla sostanza (lo sporco); ingannano la nostra percezione “illuminando” il capo di un bianco azzurrognolo e facendo sparire le macchie, che vengono nascoste e coperte dalla patina dello sbiancante.

Gli sbiancanti ottici non lavano, bensì ricoprono i tessuti, nascondono le macchie, entrano a contatto con la pelle e vengono poi rilasciati nell’ambiente

Gemma Verde sceglie il verde
Quando si decide di perseguire la strada dell’ECORISPETTO accade che ci si ritrovi anche a operare scelte etiche e rispettose nei confronti dei consumatori. Si può scegliere la facile strada in cui si blandiscono i sensi, soddisfacendo le percezioni superficiali oppure si comincia a parlare con i propri clienti, spiegando loro le ragioni delle nostre scelte. La nostra scelta è quella di non mettere sbiancanti ottici nel detersivo per il bucato. Ti promettiamo un pulito, ma il nostro pulito è “verde”, come il rispetto per la Natura.


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