16/ago/2017

ERA ORA di dare valore al tempo

Il 60% degli Italiani ama cucinare, ma per il 36% stare ai fornelli tutti i giorni è un peso.

Il mito della mamma italiana, che si fa in quattro e passa le giornate ai fornelli è ormai diventato leggenda. Nel 2016 una ricerca Doxa, commissionata da CucinaBarilla, rivela che le super mamme multitasking sono davvero stanche e desidererebbero qualcuno che le aiutasse, in particolar modo in cucina. L’83% delle donne intervistate è molto coinvolta nelle faccende domestiche, ma il 59% vorrebbe un aiuto concreto. La notizia interessante è che questo aiuto lo desiderano non tanto per lavorare di più in casa, quanto per recuperare tempo, il prezioso tempo libero, il cui valore inestimabile è ormai chiaro per qualunque donna che lavori anche fuori casa. Se una volta il paziente, costante, umile e continuo lavoro delle donne tra le mura domestiche veniva dato per scontato, fortunatamente oggi non è più così. Uomini e donne condividono lavoro domestico e lavoro all’esterno e per entrambi è diventata un’esigenza vitale riuscire a ritagliare tempo libero e spazi da condividere con la famiglia e gli amici.

Quali sono le attività che le donne amerebbero coltivare, se restasse loro più tempo dopo aver cucinato ed essersi dedicate ai lavoro domestici collegati alla preparazione del cibo, come fare la spesa, riordinare e lavare i piatti? Il 60% vorrebbe stare di più con la propria famiglia, una buona percentuale, il 56%, amerebbe dedicarsi alla cura di se stessa, per la quale il tempo è sempre poco e, quando lo si trova, viene comunque ritagliato dagli impegni con una punta di senso di colpa; il 25% vorrebbe dedicarsi ad attività di puro relax e svago, come ascoltare musica, leggere un libro o guardare la tv; un altro 25% avrebbe hobbies a cui dedicarsi, che vengono spesso accantonati, in nome delle priorità famigliari; più bassa, ma comunque consistente la percentuale di quelle che hanno uno sport preferito a cui anelano di dedicarsi, l’8%.

Oltre alle donne il dato interessante riguarda comunque le tendenze generali rispetto a una delle principali passioni degli italiani: la buona cucina. Se il 36% dichiara che gli innumerevoli impegni e i ritmi di vita pressanti fanno sì che cucinare sia diventato un ulteriore peso e che gradirebbe avere qualcuno che lo facesse al posto suo, la maggioranza, il 60% appunto, continua a nutrire interesse per il cibo e l’arte culinaria. La ricerca Doxa ha indagato anche sulle “paure” che prendono gli italiani davanti ai fornelli: nella patria dello spaghetto al dente la fa da padrone la paura di sbagliare i tempi di cottura (22%); il 20% si trova in difficoltà nell’utilizzo, pulizia e manutenzione di alcuni elettrodomestici che, di certo, sono strumenti importanti per snellire le pratiche in cucina, ma incutono ancora soggezione; il dosaggio degli ingredienti (18%) e il timore di bruciare gli alimenti (16%) chiudono la classifica.

ERA ORA di dare valore al cibo
Il tempo è sempre al centro delle preoccupazioni e dei pensieri di chi si accinge a cucinare e a prendersi cura di sé e della propria famiglia con il cibo: tempi di cottura, spreco di tempo impiegato nel pulire, smontare e rimontare i robot di cucina, che ci dovrebbero aiutare, ma richiedono comunque attenzione e tempo prezioso, sottratto ad altre attività. Chi eccelle nell’arte culinaria e i cuochi più esperti sanno bene come ottimizzare i tempi in cucina, ma soprattutto chi è gravato da orari che lo limitano e tempi stretti per le pause, in cui deve cucinare, mangiare e rassettare, avere un occhio di riguardo per la tempistica è fondamentale. Tempo e qualità, in cucina vanno di pari passo.

L’Unione Italiana Food, una realtà associativa che rappresenta 450 imprese di oltre 20 settori merceologici, con 65.000 addetti impiegati e un fatturato di oltre 35 miliardi di euro, la cui missione è valorizzare e tutelare i prodotti e la cucina italiana nel mondo, ha commissionato alla Doxa un’interessante indagine internazionale. L’inchiesta, condotta nel 2017, su un campione rappresentativo di 2.800 adulti dai 18 ai 64 anni, ha svolto un’analisi comparativa sul rapporto con il cibo degli italiani rispetto ai consumatori di Francia, Germania e Regno Unito, tre paesi che importano il 36% dei nostri prodotti alimentari destinati all’estero. Il dato sorprendente emerso dall’inchiesta è che, contrariamente a quanto si sarebbe portati a pensare, nel tempo complessivamente dedicato al cibo, la porzione riservata alla preparazione è del 45% per gli Inglesi, del 44% per i Tedeschi e del 47% per i Francesi, mentre per gli Italiani scende al 34%. Se siamo stanchi di passare molto tempo in cucina, siamo però tra quelli che riservano più tempo a documentarci su quello che portiamo in tavola: siamo i più attenti all’informazione su ciò che mangiamo, a leggere libri, esaminare etichette e cercare ricette e consigli in rete, impegno a cui dedichiamo l’11% del tempo, contro il 4-5% registrato negli altri paesi. Questa differenza si riflette sull’indice di soddisfazione: tutti o quasi tutti gli intervistati dichiarano di essere molto o abbastanza soddisfatti di ciò che mangiano e delle proprie abitudini alimentari, Francesi e Tedeschi sono spesso molto soddisfatti, mentre gli Italiani, più esigenti, nel 75% dei casi lo sono "abbastanza". L’approccio e il valore riconosciuto al cibo ci accomuna agli altri paesi europei: alla domanda su quali siano gli aspetti più importanti da ricercare nel cibo, mettiamo ai primi posti piacere e gusto, qualità, sicurezza e salute, proprio come Francesi, Inglesi e Tedeschi.

ERA ORA di spendere bene il proprio tempo
I risultati dell’indagine segnalano un avvicinamento tra i diversi popoli e le loro abitudini alimentari. Dalla fine degli anni ’80 le culture alimentari si stanno uniformando per effetto del mercato comune e di una mutata cultura di genere. Gli Italiani si sono avvicinati al Nord Europa per l’aumentata percentuale di donne lavoratrici, mentre Inglesi, Francesi e Tedeschi hanno preso da noi l'abitudine latina al cibo come momento socializzante. L’uniformità è evidente nel tempo dedicato a fare la spesa nei quattro paesi: tutti dedicano quasi la stessa quantità di tempo nel fare la spesa (dal 20% dei Francesi, al 27% di Tedeschi e Italiani, al 30% degli Inglesi), e passano a tavola quasi lo stesso tempo (il 28% per Italiani e Francesi, 24% per i Tedeschi e 21% per i Britannici), vivendo il cibo come momento di convivialità e socializzazione. Le risposte alla domanda "Cos’è il cibo per te?" pur essendo abbastanza uniformi, confermano una caratteristica peculiare degli Italiani: l’attenzione alla qualità, alla sicurezza alimentare, all’accesso al cibo garantito per tutti. Per noi il cibo, oltre che rappresentare un piacere, incarna valori etici e politici. Per questo il tempo impiegato per informarsi, fare la spesa e cucinare viene considerato tempo prezioso, da impiegare al meglio.

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