24/ago/2016

Biocosmesi: dove la crisi non si sente.

Gli Italiani spendono 330 euro all’anno a persona per l’acquisto di cosmetici. Un acquisto su quattro riguarda prodotti per la cura della pelle, con quelli per il corpo che precedono di poco quelli per il viso e i prodotti per capelli. I numeri presentati - come è tradizione - al Cosmoprof di Bologna, dal 18 al 21 marzo 2016, sono da capogiro. Il mercato europeo vale 12 miliardi di euro e per l’Italia i valori del settore della cosmetica nel 2015 confermano il rialzo delle tendenze degli ultimi anni con 9.700 milioni di euro per il mercato interno, che registra un incremento di oltre due punti percentuali. I livelli di consumo superano quelli registrati nel 2010. Si conferma l’evoluzione dei nuovi canali e quella all’interno dei canali di vendita tradizionali, sollecitati dalle nuove propensioni dei consumatori, interessati a trovare un equilibrio tra le disponibilità economiche e l’attenzione al proprio irrinunciabile benessere. Un dato interessante, anche se ormai non è più una novità, riguarda l’interesse degli uomini per il proprio aspetto: il 30% dei prodotti cosmetici viene acquistato proprio dai maschi.

La crisi non sembra sfiorare questo settore, perché i consumatori considerano i cosmetici come un bene di consumo “fisiologico”: gli acquisti legati all’igiene della persona, al benessere fisico e all’estetica non sono più relegati tra i beni voluttuari, ma sono parte integrante delle priorità di acquisto delle persone e dei nuclei famigliari. Pur mantenendosi su fasce di prezzo e su canali economici l’attenzione per l’ecosostenibilità dei componenti e per l’ECORISPETTO è in crescita.

Le vendite nella grande distribuzione coprono più del 40% del mercato cosmetico nazionale, segnando crescite significative di oltre il 2%, con un valore che nel 2015 si approssima ai 3.900 milioni di euro. Questi dati sono per noi un ulteriore incentivo a proseguire sulla strada della qualità e del rispetto per la salute e per l’ambiente.

Verde Vera: il valore si misura.
Siamo orgogliosi della linea Verde Vera e, poiché sappiamo di aver impegnato risorse e competenze importanti per creare prodotti di assoluta qualità, teniamo a spiegarti come puoi valutarne il valore. Tutti i componenti dei nostri prodotti di cosmesi sono elencati in chiaro, sia sulle etichette, che nel sito e di seguito ti diamo delle indicazioni su come leggere le etichette per comprendere meglio di cosa si tratta.

La legge impone ai produttori del settore cosmetico di elencare la totalità degli ingredienti, in maniera chiara e visibile, in ordine decrescente di concentrazione, secondo la lista I.N.C.I. International Nomenclature of Cosmetic Ingredients.

Questa lista fu instaurata nel 1973 da un’associazione americana di produttori e dal 1999 il suo uso è obbligatorio anche in Europa. La nomenclatura scientifica è standardizzata e, qualunque sia il paese della U.E. in cui il prodotto viene venduto, la denominazione è unica. Gli ingredienti della lista I.N.C.I. compaiono in ordine decrescente, più si avanza nella lista e minore è la dose del componente presente nel cosmetico. Molto spesso il primo ingrediente della lista è l’acqua (Aqua). I primi 4 ingredienti sono di solito quelli che compongono maggiormente il prodotto, tuttavia gli ingredienti la cui concentrazione è inferiore all’1% possono essere menzionati in ordine sparso, di seguito a quelli la cui concentrazione è superiore all’1%. Leggendo le liste noterai che alcune sostanze sono riportate in inglese, mentre altre hanno il nome scientifico in latino; questa è un’indicazione preziosa che ti aiuta a chiarire la composizione del prodotto: i nomi in inglese indicano le sostanze chimiche e i nomi latini designano i prodotti naturali, come gli estratti di piante officinali.

I.N.C.I.: se li conosci li eviti.
Conoscere il funzionamento della lista I.N.C.I. ti aiuta a individuare i componenti nocivi.
In molti cosmetici convenzionali il secondo ingrediente è spesso Paraffinum liquidum; questo significa che la maggioranza della formula del prodotto è composta da un derivato del petrolio, la paraffina, così come il petrolato.

Tutte le desinenze in « -one » o « -ane » sono derivati del silicone, che non sono tossici per la salute, ma altamente inquinanti, in quanto non biodegradabili.

Le sigle in caratteri maiuscoli sono il più semplice mezzo per identificare componenti indesiderabili: PEG (Polyéthylène glycol), PPG (propylènes glycols), BHT, SLS (Sodium Lauryl Sulfate) non sono buoni né per l’ambiente, né per la pelle. Così come il BHT (Butylhydroxytoluène) e il BHA (Butylhydroxyanisole), che fanno parte delle sostanze più pericolose, note per le mutazioni del sistema immunitario nei test su animali.

I derivati dei parabeni, usati come conservanti, vanno ugualmente evitati: methylparaben, benzylparaben, ethylparaben perché sono dei perturbatori accertati del sistema endocrino.

I profumi, indicate con l’appellativo Parfum o Fragrance sono spesso componenti sintetici. Solo le sostanze profumanti inserite nella tabella dei 26 allergeni stabilita dalla direttiva europea 2003/15/CE devono essere esplicitamente indicate.

I coloranti sono menzionati con 2 lettere CI (Color Index) seguite da un numero a 5 cifre, per esempio CI 26100 corrisponde al colore rosso. I più a rischio sono i coloranti detti azoici, che presentano colorazioni intense e possono scatenare problemi tossicologici. Le ammine aromatiche sono sostanze di base dei coloranti che possono essere facilmente assorbite dalla pelle e indurre sensibilizzazione.

Siamo orgogliosi dei nostri prodotti e ti invitiamo a informarti con precisione sulla loro composizione, perché l’informazione del consumatore è alla base dell’ECORISPETTO.

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